pasquale aiello
foto e progetti
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LIBRI

Alcuni suggerimenti per approfondire aspetti della fotografia.
La selezione è, naturalmente, del tutto personale ma posso dire che la lettura di questi libri ha aumentato il tasso di responsabilità e consapevolezza del mio modo di fotografare.
Ne mancano molti...colmeremo la lacuna (speriamo) nel tempo.


Nella pagine "Novità in libreria", il mio amico Mario Falciano proporrà e commenterà alcune uscite editoriali in campo fotografico e non solo.

Qui un video (pervenutomi tramite whatsapp) per capire, in leggerezza, quanto sia paradossale parlare di libri oggi.
Augusto Pieroni - Leggere la fotografia

Un percorso attraverso la multiforme famiglia delle immagini fotografiche. Un itinerario che aiuta a impostarne la lettura fornendo metodi di analisi e occasioni di crescita critica. Il testo include varie sezioni tematiche e utili strumenti quali il glossario, le schede di esercitazione e gli esempi di lettura tratti dalla vita quotidiana. Grazie anche alle immagini di supporto, questo libro aiuta a gestire le variabili del linguaggio fotografico: un linguaggio che, proprio perché sentito come quotidiano e familiare, raramente si lascia affrontare criticamente.
(dalla quarta di copertina del libro)
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Augusto Pieroni - Leggere la fotografia

Un percorso attraverso la multiforme famiglia delle immagini fotografiche. Un itinerario che aiuta a impostarne la lettura fornendo metodi di analisi e occasioni di crescita critica. Il testo include varie sezioni tematiche e utili strumenti quali il glossario, le schede di esercitazione e gli esempi di lettura tratti dalla vita quotidiana. Grazie anche alle immagini di supporto, questo libro aiuta a gestire le variabili del linguaggio fotografico: un linguaggio che, proprio perché sentito come quotidiano e familiare, raramente si lascia affrontare criticamente.
(dalla quarta di copertina del libro)

Claudio Marra - Fotografia e pittura nel novecento
Una storia “senza combattimento”


La fotografia ha semplicemente “prolungato” la pittura con altri strumenti, finendo così per suscitare una sorta di lite in famiglia, oppure ha aperto nuovi e differenti scenari?
Apparentemente simile a un quadro, tanto da far pensare di poterne ricalcare la logica di funzionamento, la fotografia si dimostra invece paradossalmente vicina a tutte quelle ricerche che nel Novecento, proprio al quadro e alla relativa idea di arte si sono contrapposte: dal Ready made alla Body Art, dalla Performance all'Arte Concettuale in genere.
Per la prima volta indagati in modo completo e articolato, i rapporti tra fotografia e pittura finiscono per riportare il discorso su un piano più generale, quello della fondamentale dinamica che ha sostenuto e posto in trazione dialettica le vicende artistiche di questo secolo.

dal sito di Bruno Mondadori Editore
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Claudio Marra - Fotografia e pittura nel novecento
Una storia “senza combattimento”


La fotografia ha semplicemente “prolungato” la pittura con altri strumenti, finendo così per suscitare una sorta di lite in famiglia, oppure ha aperto nuovi e differenti scenari?
Apparentemente simile a un quadro, tanto da far pensare di poterne ricalcare la logica di funzionamento, la fotografia si dimostra invece paradossalmente vicina a tutte quelle ricerche che nel Novecento, proprio al quadro e alla relativa idea di arte si sono contrapposte: dal Ready made alla Body Art, dalla Performance all'Arte Concettuale in genere.
Per la prima volta indagati in modo completo e articolato, i rapporti tra fotografia e pittura finiscono per riportare il discorso su un piano più generale, quello della fondamentale dinamica che ha sostenuto e posto in trazione dialettica le vicende artistiche di questo secolo.

dal sito di Bruno Mondadori Editore

Susan Sontag - Sulla Fotografia.

Di fronte al moltiplicarsi, allo straripare ormai della fotografia, all'onnipresenza dell'immagine e all'incalzare dei messaggi - stimolo, persuasione, talvolta persino prevaricazione - fenomeni che reclamano tutti con massima urgenza la nostra attenzione, non manca chi si è posto a riflettere sui problemi che tutto ciò solleva, sugli schock e le abitudini che derivano da queste frequentazioni. E lo si è fatto muniti delle chiavi piú diverse, tecniche e sociologiche, estetiche e anche morali.
I saggi che a questo tema ha dedicato la Sontag occupano un posto particolare, perché tutti i motivi, le suggestioni, i problemi e le relazioni, vengono non solo ripensati e riproposti con uno sguardo molto attento e perspicace, ma anche verificati allargando di continuo, e in modo felicemente spregiudicato, il discorso all'intera situazione culturale e politica, individuando una rete di significati nell'evoluzione della fotografia che gettano luce nuova e diversa sul fenomeno e consentono una ricapitolazione stimolante ed esaustiva.   

dal sito di Giulio Einaudi Editore
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Susan Sontag - Sulla Fotografia.

Di fronte al moltiplicarsi, allo straripare ormai della fotografia, all'onnipresenza dell'immagine e all'incalzare dei messaggi - stimolo, persuasione, talvolta persino prevaricazione - fenomeni che reclamano tutti con massima urgenza la nostra attenzione, non manca chi si è posto a riflettere sui problemi che tutto ciò solleva, sugli schock e le abitudini che derivano da queste frequentazioni. E lo si è fatto muniti delle chiavi piú diverse, tecniche e sociologiche, estetiche e anche morali.
I saggi che a questo tema ha dedicato la Sontag occupano un posto particolare, perché tutti i motivi, le suggestioni, i problemi e le relazioni, vengono non solo ripensati e riproposti con uno sguardo molto attento e perspicace, ma anche verificati allargando di continuo, e in modo felicemente spregiudicato, il discorso all'intera situazione culturale e politica, individuando una rete di significati nell'evoluzione della fotografia che gettano luce nuova e diversa sul fenomeno e consentono una ricapitolazione stimolante ed esaustiva.

dal sito di Giulio Einaudi Editore
Roland Barthes - La camera chiara.

"Questa nota sulla fotografia (nota nel senso di riflessioni, considerazioni, anche digressione), scritta da Roland Barthes pochi mesi prima della morte, risulta il suo testo piú penetrante. La fotografia, «medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo», viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi, fotografie con le quali si stabilisce una speciale corrente determinata da «attrazione» e «avventura», in un raccordo con la cultura surrealista della foto-descrizione anni Trenta e con una riconsiderazione dell'immaginario sartriano anni Quaranta, e un oggi, un qui e ora, puntualmente vissuto e colto. 
Passando poi a uno scavo autobiografico obiettivo - «dovevo penetrare maggiormente dentro di me per trovare l'evidenza della Fotografia» - in cui si ricrea, in una sorta di percorso proustiano, il sentire per affetti e sentimenti. Perché il discorso è interrogazione, è dialogo, ma è anche confessione; al «linguaggio espressivo» e al «linguaggio critico» se ne aggiunge un altro, piú ineffabile e rilevante, vera e propria premonizione: da qui scaturisce una considerazione della fotografia come «studium» e come «punctum» (i due termini usati da Barthes in un distinguo illuminante), ma soprattutto dello storico e dell'effimero in cui viviamo."

dal sito di Giulio Einaudi Editore
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Roland Barthes - La camera chiara.

"Questa nota sulla fotografia (nota nel senso di riflessioni, considerazioni, anche digressione), scritta da Roland Barthes pochi mesi prima della morte, risulta il suo testo piú penetrante. La fotografia, «medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo», viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi, fotografie con le quali si stabilisce una speciale corrente determinata da «attrazione» e «avventura», in un raccordo con la cultura surrealista della foto-descrizione anni Trenta e con una riconsiderazione dell'immaginario sartriano anni Quaranta, e un oggi, un qui e ora, puntualmente vissuto e colto.
Passando poi a uno scavo autobiografico obiettivo - «dovevo penetrare maggiormente dentro di me per trovare l'evidenza della Fotografia» - in cui si ricrea, in una sorta di percorso proustiano, il sentire per affetti e sentimenti. Perché il discorso è interrogazione, è dialogo, ma è anche confessione; al «linguaggio espressivo» e al «linguaggio critico» se ne aggiunge un altro, piú ineffabile e rilevante, vera e propria premonizione: da qui scaturisce una considerazione della fotografia come «studium» e come «punctum» (i due termini usati da Barthes in un distinguo illuminante), ma soprattutto dello storico e dell'effimero in cui viviamo."

dal sito di Giulio Einaudi Editore

William Crawford - L'età del collodio.

Testo straordinario per un approccio storico e tecnico agli antichi processi di stampa.
Ricco di spunti, formule e procedimenti spiegati ed illustrati con molta chiarezza . 
Completano la parte tecnica  numerose  tavole con immagini e disegni che facilitano la comprensione dei diversi processi.
Molto interessante la prima parte, di carattere storico e metodologico, che introduce ai processi inserendoli nel dibattito culturale dell'epoca, contestualizzandoli.
Da dimenticare il secondo sottotitolo, in basso sulla copertina, che trovo assolutamente fuori luogo.
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William Crawford - L'età del collodio.

Testo straordinario per un approccio storico e tecnico agli antichi processi di stampa.
Ricco di spunti, formule e procedimenti spiegati ed illustrati con molta chiarezza .
Completano la parte tecnica numerose tavole con immagini e disegni che facilitano la comprensione dei diversi processi.
Molto interessante la prima parte, di carattere storico e metodologico, che introduce ai processi inserendoli nel dibattito culturale dell'epoca, contestualizzandoli.
Da dimenticare il secondo sottotitolo, in basso sulla copertina, che trovo assolutamente fuori luogo.
Damiano Bianca - Le stampe d'arte fotografiche.

Dice Damiano Bianca,  nella prefazione al suo libro: "...mi sono prefisso uno scopo: scrivere ciò che avrei desiderato leggere quando ho iniziato ad interessarmi di antiche tecniche di stampa; qualcosa di pratico, da fotografo a fotografo, anzi da stampatore a stampatore, che desse spazio ai risultati più che alla loro interpretazione." 
Ho conosciuto Damiano e seguìto da molto vicino, per un breve periodo, il suo lavoro di vero artigiano della fotografia. Consigli, spunti, capacità didattica e tecnica ad alto livello.
Leggendo il libro se ne può comprendere la personalità tesa a condividere il sapere  acquisito che, volentieri, viene comunicato nella forma più pedagogica possibile.
Nel libro si parte dalla tecnica di base (negativo, strumenti di lavoro e chimici) per passare all'illustrazione delle diverse tecniche divise in due grandi gruppi riguardo alla sensibilizzazione: quello delle stampe ai sali ferrici e quello dei colloidi bicromatati.  Interessante e veramente utile la tavola riassuntiva che chiude ogni capitolo. Altrettanto interessante il senso che Damiano da all'applicazione odierna di queste tecniche viste come interpretative della realtà al pari di altre tecniche che consentono di veicolare messaggi per immagini.
Infine un'utile precisazione: il libro è del  1995 (e di digitale non si parlava ancora) quindi la base del lavoro è costituita da negativi analogici e Damiano spiega benissimo come renderli delle dimensioni adatte alla stampa a contatto, tipica di queste tecniche. 
Tuttavia  la capacità dell'autore e fotografo di stare al passo con i tempi ed aggiornarsi, si vede nel gran lavoro divulgativo svolto per  illustrare come costruire un negativo "digitale" (creazione di un trasparente negativo partendo da un'immagine digitale) che consente con maggior facilità di poter ottenere, appunto da una qualsiasi immagine digitale, la base di lavoro per applicarsi ad una carta salata, una gomma bicromatata o una stampa al carbone o al platino.

Il sito di Damiano Bianca  è:   Internet camera
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Damiano Bianca - Le stampe d'arte fotografiche.

Dice Damiano Bianca, nella prefazione al suo libro: "...mi sono prefisso uno scopo: scrivere ciò che avrei desiderato leggere quando ho iniziato ad interessarmi di antiche tecniche di stampa; qualcosa di pratico, da fotografo a fotografo, anzi da stampatore a stampatore, che desse spazio ai risultati più che alla loro interpretazione."
Ho conosciuto Damiano e seguìto da molto vicino, per un breve periodo, il suo lavoro di vero artigiano della fotografia. Consigli, spunti, capacità didattica e tecnica ad alto livello.
Leggendo il libro se ne può comprendere la personalità tesa a condividere il sapere acquisito che, volentieri, viene comunicato nella forma più pedagogica possibile.
Nel libro si parte dalla tecnica di base (negativo, strumenti di lavoro e chimici) per passare all'illustrazione delle diverse tecniche divise in due grandi gruppi riguardo alla sensibilizzazione: quello delle stampe ai sali ferrici e quello dei colloidi bicromatati. Interessante e veramente utile la tavola riassuntiva che chiude ogni capitolo. Altrettanto interessante il senso che Damiano da all'applicazione odierna di queste tecniche viste come interpretative della realtà al pari di altre tecniche che consentono di veicolare messaggi per immagini.
Infine un'utile precisazione: il libro è del 1995 (e di digitale non si parlava ancora) quindi la base del lavoro è costituita da negativi analogici e Damiano spiega benissimo come renderli delle dimensioni adatte alla stampa a contatto, tipica di queste tecniche.
Tuttavia la capacità dell'autore e fotografo di stare al passo con i tempi ed aggiornarsi, si vede nel gran lavoro divulgativo svolto per illustrare come costruire un negativo "digitale" (creazione di un trasparente negativo partendo da un'immagine digitale) che consente con maggior facilità di poter ottenere, appunto da una qualsiasi immagine digitale, la base di lavoro per applicarsi ad una carta salata, una gomma bicromatata o una stampa al carbone o al platino.

Il sito di Damiano Bianca è: Internet camera
Mario Giacomelli - "La mia vita intera"

Senigallia; l'autunno dell'anno 2000; ore ed ore passate riordinando fotografie nello studio di Mario Giacomelli; la voce del fotografo registrata su un vecchio nastro di cattiva qualità. Questo è ciò che il libro racchiude: l'ultimo lungo racconto che di sé stesso e della sua opera Giacomelli ha lasciato. Curato da Simona Guerra, il lungo lavoro di adattamento letterario di nastri audio permette di avere questa straordinaria testimonianze sull'uomo, prima di tutto, e sul fotografo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Edizione anno: 2008   dal sito di hefnet

«Io sono nato piccolo e rimango piccolo, con idee piccole; non c'è bisogno di essere grandi.» Inaspettatamente, la meravigliosa novità dello sguardo di questo grande fotografo proviene da un uomo “arcaico”, che diceva di fotografare i suoi pensieri e di usare la macchina fotografica come si usa il cucchiaio per raccogliere dal piatto la minestra. Un uomo che visse sempre a Senigallia e usò una sola fotocamera (in verità, ne acquistò un'altra ma la tenne nell'armadio, perché non voleva che la prima «se ne accorgesse»).
A settantacinque anni, nel corso di una lunga conversazione, ricapitolò la sua vita e la sua esperienza di fotografo. Mario Giacomelli: questo libro ci dà l'emozione d'incontrarlo.

dal sito Bruno Mondadori Editore
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Mario Giacomelli - "La mia vita intera"

Senigallia; l'autunno dell'anno 2000; ore ed ore passate riordinando fotografie nello studio di Mario Giacomelli; la voce del fotografo registrata su un vecchio nastro di cattiva qualità. Questo è ciò che il libro racchiude: l'ultimo lungo racconto che di sé stesso e della sua opera Giacomelli ha lasciato. Curato da Simona Guerra, il lungo lavoro di adattamento letterario di nastri audio permette di avere questa straordinaria testimonianze sull'uomo, prima di tutto, e sul fotografo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Edizione anno: 2008 dal sito di hefnet

«Io sono nato piccolo e rimango piccolo, con idee piccole; non c'è bisogno di essere grandi.» Inaspettatamente, la meravigliosa novità dello sguardo di questo grande fotografo proviene da un uomo “arcaico”, che diceva di fotografare i suoi pensieri e di usare la macchina fotografica come si usa il cucchiaio per raccogliere dal piatto la minestra. Un uomo che visse sempre a Senigallia e usò una sola fotocamera (in verità, ne acquistò un'altra ma la tenne nell'armadio, perché non voleva che la prima «se ne accorgesse»).
A settantacinque anni, nel corso di una lunga conversazione, ricapitolò la sua vita e la sua esperienza di fotografo. Mario Giacomelli: questo libro ci dà l'emozione d'incontrarlo.

dal sito Bruno Mondadori Editore
Roberto Peregalli - "I Luoghi e la polvere."

Questo libro parla della nostalgia
che si appropria di oggetti e luoghi,
parla dell’incuria che l’uomo ha per il suo destino,
parla della violenza che la tecnologia moderna
opera sui nostri luoghi e sul nostro mondo,
del silenzioso camminare in un viottolo di campagna,
di cortili abbandonati,
della pioggia che cola sui vetri.
(dalla copertina del libro)
 
“La nostalgia è la nostra vita”, afferma Roberto Peregalli nelle prime pagine del suo nuovo saggio. Ma ci può ancora essere nostalgia di qualcosa in questo mondo tiranneggiato da scopi da perseguire a ogni costo, da violenze legalizzate e da un eterno presente in pace con se stesso? Sì, a patto di ripensare oggetti, luoghi e persone da un altro punto di vista, quello del tempo che lascia tracce del suo passaggio per chi sa coglierle. E allora, la facciata di una casa si pone come il volto di una persona, una finestra diventa lo sguardo di un edificio, la sottile membrana fra interno ed esterno, e il colore bianco rivela la sua sacralità legata all’irrompere della luce, quella vera, non il suo doppio artificiale in quei “lego” impazziti che sono le moderne costruzioni imposte da una tecnica scriteriata. È così che il silenzio delle case, degli oggetti, dei luoghi resta “in disparte tra le pieghe del mondo senza cedere ai trucchi e alle lusinghe del progresso”. E la nostra vita può ancora essere ritessuta secondo un orizzonte alternativo di senso. Dopo averci raccontato i segreti dell’invisibile per i Greci, Peregalli ci offre un’altra riflessione narrativa, tutta giocata sul filo di una memoria in cui il passato nelle sue innumerevoli sfaccettature ammaestra il nostro presente.

dal sito di Bompiani Editori
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Roberto Peregalli - "I Luoghi e la polvere."

Questo libro parla della nostalgia
che si appropria di oggetti e luoghi,
parla dell’incuria che l’uomo ha per il suo destino,
parla della violenza che la tecnologia moderna
opera sui nostri luoghi e sul nostro mondo,
del silenzioso camminare in un viottolo di campagna,
di cortili abbandonati,
della pioggia che cola sui vetri.
(dalla copertina del libro)

“La nostalgia è la nostra vita”, afferma Roberto Peregalli nelle prime pagine del suo nuovo saggio. Ma ci può ancora essere nostalgia di qualcosa in questo mondo tiranneggiato da scopi da perseguire a ogni costo, da violenze legalizzate e da un eterno presente in pace con se stesso? Sì, a patto di ripensare oggetti, luoghi e persone da un altro punto di vista, quello del tempo che lascia tracce del suo passaggio per chi sa coglierle. E allora, la facciata di una casa si pone come il volto di una persona, una finestra diventa lo sguardo di un edificio, la sottile membrana fra interno ed esterno, e il colore bianco rivela la sua sacralità legata all’irrompere della luce, quella vera, non il suo doppio artificiale in quei “lego” impazziti che sono le moderne costruzioni imposte da una tecnica scriteriata. È così che il silenzio delle case, degli oggetti, dei luoghi resta “in disparte tra le pieghe del mondo senza cedere ai trucchi e alle lusinghe del progresso”. E la nostra vita può ancora essere ritessuta secondo un orizzonte alternativo di senso. Dopo averci raccontato i segreti dell’invisibile per i Greci, Peregalli ci offre un’altra riflessione narrativa, tutta giocata sul filo di una memoria in cui il passato nelle sue innumerevoli sfaccettature ammaestra il nostro presente.

dal sito di Bompiani Editori
Franco Vaccari - "Fotografia ed inconscio tecnologico"

«Non è importante che il fotografo sappia vedere, perché la macchina fotografica vede per lui»: attraverso il fertile concetto di inconscio tecnologico, Franco Vaccari sviluppa un profondo lavoro di "scardinamento" dei condizionamenti visivi che limitano le potenzialità della fotografia. Nei suoi scritti, cosí come nelle sue "esposizioni in tempo reale", l'artista dimostra che quando la macchina fotografica non viene utilizzata in modo forzatamente "artistico", ma viene lasciata agire come strumento in grado di produrre registrazioni e memorie autonome, essa favorisce il sorgere di comportamenti, relazioni, funzioni fondamentali per la definizione del significato stesso della fotografia nella civiltà contemporanea. Gli scritti di Vaccari qui presentati in edizione piú ricca e completa delle precedenti (1979; 1994) offrono una stimolante elaborazione teorica complessivamente incentrata sul tema di una civiltà - la nostra - tutta basata sulle merci, sulla comunicazione, e avvolta nelle immagini.

dal sito di Giulio Einaudi Editore
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Franco Vaccari - "Fotografia ed inconscio tecnologico"

«Non è importante che il fotografo sappia vedere, perché la macchina fotografica vede per lui»: attraverso il fertile concetto di inconscio tecnologico, Franco Vaccari sviluppa un profondo lavoro di "scardinamento" dei condizionamenti visivi che limitano le potenzialità della fotografia. Nei suoi scritti, cosí come nelle sue "esposizioni in tempo reale", l'artista dimostra che quando la macchina fotografica non viene utilizzata in modo forzatamente "artistico", ma viene lasciata agire come strumento in grado di produrre registrazioni e memorie autonome, essa favorisce il sorgere di comportamenti, relazioni, funzioni fondamentali per la definizione del significato stesso della fotografia nella civiltà contemporanea. Gli scritti di Vaccari qui presentati in edizione piú ricca e completa delle precedenti (1979; 1994) offrono una stimolante elaborazione teorica complessivamente incentrata sul tema di una civiltà - la nostra - tutta basata sulle merci, sulla comunicazione, e avvolta nelle immagini.

dal sito di Giulio Einaudi Editore
Carlo Branzaglia - "Comunicare con le immagini"

"Le arti visive e la pubblicità, il design e l’architettura, la grafica, il fumetto e il cinema realizzano immagini che sanno coniugare efficacemente percezione e cognizione.
Un libro ricco di spunti di riflessione sulla portata delle immagini, il loro senso e il loro modo di essere concepite ed utilizzate. Un lavoro notevole. Consigliato per tutti i comunicatori visivi.
Questo libro intende spiegare come si fa a comunicare con le immagini, in che modo gli elementi percettivi, iconografici, simbolici e stilistici si incastrano in una grammatica degli effetti, nella capacità di trasmettere informazioni e come fanno scattare emozioni mediante la loro funzione espressiva."  ( ©   www.enricaferrero.it)
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Carlo Branzaglia - "Comunicare con le immagini"

"Le arti visive e la pubblicità, il design e l’architettura, la grafica, il fumetto e il cinema realizzano immagini che sanno coniugare efficacemente percezione e cognizione.
Un libro ricco di spunti di riflessione sulla portata delle immagini, il loro senso e il loro modo di essere concepite ed utilizzate. Un lavoro notevole. Consigliato per tutti i comunicatori visivi.
Questo libro intende spiegare come si fa a comunicare con le immagini, in che modo gli elementi percettivi, iconografici, simbolici e stilistici si incastrano in una grammatica degli effetti, nella capacità di trasmettere informazioni e come fanno scattare emozioni mediante la loro funzione espressiva." ( © www.enricaferrero.it)
Tano D’Amico - "Di cosa sono fatti i ricordi" - Foto e luce di un fotografo di strada

Riporto, molto volentieri, la recensione al libro scritta dal mio amico Mario Falciano per fotologia.it.

"La POSTCARD, casa editrice che si occupa di fotografia è una piacevole realtà nell’ambito dell’editoria. Il volume di cui ci occupiamo oggi è una chiara dimostrazione che quando l’editoria fotografica propone percorsi alternativi riesce a creare prodotti interessanti che non rimangono di nicchia.
E’ il caso del volume di Tano D’Amico fotografo da anni impegnato nella documentazione delle diverse realtà sociali presenti nel nostro paese, riprese ed evidenziate in momenti topici come gli anni ’68 e ‘77, le lotte operaie, la lotta per la casa, il movimento femminista o le vicissitudini del popolo palestinese. 
Tano D’Amico, con il suo coerente percorso di fotografo, ci offre una selezione delle sue immagini più significative relative agli avvenimenti di cui e’ stato testimone, ed accanto a queste ci offre delle riflessioni non solo sull’evento riportato, ma anche sull’uso che è stato fatto di queste fotografie a livello mediatico e non, dimostrando quindi di essere un testimone non neutro ma bensì partecipe ai fatti. 
Egli scrive: “Non ho mai amato le fotografie di intrattenimento. Non ho mai amato le fotografie da appendere al muro, le fotografie che servono a compiacere, le fotografie che lasciano le cose come stanno. (…) Ho sempre amato la fotografia che va al di là della realtà cosi come appare. Amo la fotografia che riesce a mostrare anche quello che non si vede, quella che riesce a vedere le speranze delle persone rappresentate.” 
Ribadisce, quindi, la filosofia che lo muove, che concepisce il fotografo non come freddo osservatore degli avvenimenti, ma colui che riporta in immagini una realtà vissuta in prima persona che sente il bisogno di va documentare. 
Tano D’Amico, inoltre, sollecita anche il lettore e scrive: “Amo la fotografia che richiede la partecipazione dello spettatore. Ne ha bisogno. Quella che chiama lo spettatore a dare giudizi sulla realtà che sta vivendo. Che chiama lo spettatore a un ruolo attivo di essere umano”. 
Un fotografo, dunque, partecipe che si rivolge ad un pubblico partecipe e che declama la passione verso la sua professione scrivendo: “Amo la fotografia che aiuta a vivere che tiene compagnia (…), come l’amore e l’amicizia.”
Libro ottimo, un pregevole come vademecum per tutti coloro che amano la fotografia come strumento di conoscenza."
(Mario Falciano)
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Tano D’Amico - "Di cosa sono fatti i ricordi" - Foto e luce di un fotografo di strada

Riporto, molto volentieri, la recensione al libro scritta dal mio amico Mario Falciano per fotologia.it.

"La POSTCARD, casa editrice che si occupa di fotografia è una piacevole realtà nell’ambito dell’editoria. Il volume di cui ci occupiamo oggi è una chiara dimostrazione che quando l’editoria fotografica propone percorsi alternativi riesce a creare prodotti interessanti che non rimangono di nicchia.
E’ il caso del volume di Tano D’Amico fotografo da anni impegnato nella documentazione delle diverse realtà sociali presenti nel nostro paese, riprese ed evidenziate in momenti topici come gli anni ’68 e ‘77, le lotte operaie, la lotta per la casa, il movimento femminista o le vicissitudini del popolo palestinese.
Tano D’Amico, con il suo coerente percorso di fotografo, ci offre una selezione delle sue immagini più significative relative agli avvenimenti di cui e’ stato testimone, ed accanto a queste ci offre delle riflessioni non solo sull’evento riportato, ma anche sull’uso che è stato fatto di queste fotografie a livello mediatico e non, dimostrando quindi di essere un testimone non neutro ma bensì partecipe ai fatti.
Egli scrive: “Non ho mai amato le fotografie di intrattenimento. Non ho mai amato le fotografie da appendere al muro, le fotografie che servono a compiacere, le fotografie che lasciano le cose come stanno. (…) Ho sempre amato la fotografia che va al di là della realtà cosi come appare. Amo la fotografia che riesce a mostrare anche quello che non si vede, quella che riesce a vedere le speranze delle persone rappresentate.”
Ribadisce, quindi, la filosofia che lo muove, che concepisce il fotografo non come freddo osservatore degli avvenimenti, ma colui che riporta in immagini una realtà vissuta in prima persona che sente il bisogno di va documentare.
Tano D’Amico, inoltre, sollecita anche il lettore e scrive: “Amo la fotografia che richiede la partecipazione dello spettatore. Ne ha bisogno. Quella che chiama lo spettatore a dare giudizi sulla realtà che sta vivendo. Che chiama lo spettatore a un ruolo attivo di essere umano”.
Un fotografo, dunque, partecipe che si rivolge ad un pubblico partecipe e che declama la passione verso la sua professione scrivendo: “Amo la fotografia che aiuta a vivere che tiene compagnia (…), come l’amore e l’amicizia.”
Libro ottimo, un pregevole come vademecum per tutti coloro che amano la fotografia come strumento di conoscenza."
(Mario Falciano)
Walter Benjamin -  "L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica."

"La Gioconda su un foulard o l’incisione di un concerto di Ravel diretto dall’autore stesso e ogni giorno riascoltabile sono due esemplificazioni di quel fenomeno che Benjamin definisce la «perdita dell’aura» nell’epoca
della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, ossia la perdita del «qui e ora» magico e unico che si fonde con la creazione artistica e la contraddistingue. Nel chiuso di un’automobile, ad esempio, mediante un mangianastri si può ascoltare quel concerto di Ravel al di fuori della sua unicità spazio-temporale, oggettivandolo e spersonificandolo. Nondimeno, la perdita del carisma insito nell’opera d’arte, «unica» eppure riprodotta, non è deplorata da Benjamin con quell’atteggiamento aristocratico che contraddistingue alcuni esponenti della Scuola di Francoforte. Egli
collega infatti la «perdita dell’aura» nella società contemporanea all’irruzione delle masse sulla scena e alla loro richiesta di beni culturali che è giocoforza diventino merce. La riproduzione dell’opera d’arte in «sede
impropria» non ne comporta una perdita di qualità, ma piuttosto una desacralizzazione, il che favorisce un’esperienza laica della cultura e ne sostituisce il valore rituale con un valore espositivo antiestetizzante."
da: Einaudi Editore
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Walter Benjamin - "L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica."

"La Gioconda su un foulard o l’incisione di un concerto di Ravel diretto dall’autore stesso e ogni giorno riascoltabile sono due esemplificazioni di quel fenomeno che Benjamin definisce la «perdita dell’aura» nell’epoca
della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, ossia la perdita del «qui e ora» magico e unico che si fonde con la creazione artistica e la contraddistingue. Nel chiuso di un’automobile, ad esempio, mediante un mangianastri si può ascoltare quel concerto di Ravel al di fuori della sua unicità spazio-temporale, oggettivandolo e spersonificandolo. Nondimeno, la perdita del carisma insito nell’opera d’arte, «unica» eppure riprodotta, non è deplorata da Benjamin con quell’atteggiamento aristocratico che contraddistingue alcuni esponenti della Scuola di Francoforte. Egli
collega infatti la «perdita dell’aura» nella società contemporanea all’irruzione delle masse sulla scena e alla loro richiesta di beni culturali che è giocoforza diventino merce. La riproduzione dell’opera d’arte in «sede
impropria» non ne comporta una perdita di qualità, ma piuttosto una desacralizzazione, il che favorisce un’esperienza laica della cultura e ne sostituisce il valore rituale con un valore espositivo antiestetizzante."
da: Einaudi Editore

Roberto Salbitani -  "Storia di un viaggiatore" a cura di Roberta Valtorta

“Per me il viaggio è un’esperienza globale: esperienza fisica, immaginativa, mentale e metafisica. Il viaggio, in questo senso, è continua scoperta, il terreno su cui si saggia la vera conoscenza. L’esperienza del viaggio aiuta a chiarificare a se stessi la propria individuale identità e la complessità delle implicazioni sociali”.

Il volume racconta la vicenda artistica ed esistenziale di Roberto Salbitani, uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea. La sua fotografia, profondamente introspettiva, talvolta visionaria, critica nei riguardi dei valori e dei comportamenti omologati e conformisti che guidano la società contemporanea, indaga il difficile rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive.
da: postcart
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Roberto Salbitani - "Storia di un viaggiatore" a cura di Roberta Valtorta

“Per me il viaggio è un’esperienza globale: esperienza fisica, immaginativa, mentale e metafisica. Il viaggio, in questo senso, è continua scoperta, il terreno su cui si saggia la vera conoscenza. L’esperienza del viaggio aiuta a chiarificare a se stessi la propria individuale identità e la complessità delle implicazioni sociali”.

Il volume racconta la vicenda artistica ed esistenziale di Roberto Salbitani, uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea. La sua fotografia, profondamente introspettiva, talvolta visionaria, critica nei riguardi dei valori e dei comportamenti omologati e conformisti che guidano la società contemporanea, indaga il difficile rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive.
da: postcart
John Berger - "Sul guardare"

"Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l'attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un'opera d'arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di uno zoo, "le nostre esperienze visive sono sempre più universali delle circostanze".
Guardare non è solo un atto percettivo; si intreccia con il vissuto, la storia e la memoria dell'uomo, dando luogo a un'esperienza complessa, dove non esistono regole e dove vedere significa essere costantemente sorpresi da qualcosa.
E' il caso della pala d'altare di Grunewald che, rivista a dieci anni di distanza, modifica il giudizio di Berger in virtù delle sue personali attese rivoluzionarie; oppure dei dettagli di una foto di Paul Strand "in grado di rivelarci l'intero corso di una cultura", o ancora, della sorprendente analogia tra la solitudine angosciosa dell'uomo che pervade le tele di Francis Bacon e l'ironia sentimentale di Walt Disney.
In questo testo, presentato in una nuova e accurata traduzione, Berger propone percorsi alternativi, che scartano dalle interpretazioni ufficiali della critica d'arte ed esplorano l'enigma del guardare nel suo stretto legame con la 'storia delle idee' e con il ruolo dell'immagine nella storia."

da: Mondadori Editori
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John Berger - "Sul guardare"

"Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l'attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un'opera d'arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di uno zoo, "le nostre esperienze visive sono sempre più universali delle circostanze".
Guardare non è solo un atto percettivo; si intreccia con il vissuto, la storia e la memoria dell'uomo, dando luogo a un'esperienza complessa, dove non esistono regole e dove vedere significa essere costantemente sorpresi da qualcosa.
E' il caso della pala d'altare di Grunewald che, rivista a dieci anni di distanza, modifica il giudizio di Berger in virtù delle sue personali attese rivoluzionarie; oppure dei dettagli di una foto di Paul Strand "in grado di rivelarci l'intero corso di una cultura", o ancora, della sorprendente analogia tra la solitudine angosciosa dell'uomo che pervade le tele di Francis Bacon e l'ironia sentimentale di Walt Disney.
In questo testo, presentato in una nuova e accurata traduzione, Berger propone percorsi alternativi, che scartano dalle interpretazioni ufficiali della critica d'arte ed esplorano l'enigma del guardare nel suo stretto legame con la 'storia delle idee' e con il ruolo dell'immagine nella storia."

da: Mondadori Editori
Giovanni Fiorentino -  "Il flaneur e lo spettatore. La fotografia dallo stereoscopio all'immagine digitale"

Nel cuore dell'Ottocento, due intellettuali molto diversi tra loro anticipano la riflessione sul medium fotografico in quanto "tecnologia culturale".
Charles Baudelaire e Oliver Wendell Holmes, sulla scia di Alexis de Tocqueville e prima di Walter Benjamin, spostano l'analisi dell'immagine sul versante della quantità e dell'apparenza. Lo sguardo acuto del poeta francese su una sponda dell'Atlantico, l'intuito e l'esperienza del medico americano sull'altra si mostrano singolarmente affini, intrecciando riflessioni e scritti, apparsi sulle pagine dei giornali dell'epoca, su una particolare tecnologia fotografica.
Il volume presenta un originale confronto tra i testi dei due scrittori, generando una straordinaria dialettica "a distanza", intorno all'ipnosi collettiva scaturita dalle immagini stereoscopiche; entrambi, pur su fronti opposti e con esperienze differenti, colgono la dimensione industriale della fotografia, la nascita del pubblico moderno, la potenza immaginaria delle icone riproducibili all'infinito, la convergenza tra economia, tecnica e consumi spettacolari.
In definitiva, prefigurano il destino sociale della fotografia, pronta a rinnovarsi in un contesto digitale fino alle soglie dei social media.
da: Franco Angeli Editore
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Giovanni Fiorentino - "Il flaneur e lo spettatore. La fotografia dallo stereoscopio all'immagine digitale"

Nel cuore dell'Ottocento, due intellettuali molto diversi tra loro anticipano la riflessione sul medium fotografico in quanto "tecnologia culturale".
Charles Baudelaire e Oliver Wendell Holmes, sulla scia di Alexis de Tocqueville e prima di Walter Benjamin, spostano l'analisi dell'immagine sul versante della quantità e dell'apparenza. Lo sguardo acuto del poeta francese su una sponda dell'Atlantico, l'intuito e l'esperienza del medico americano sull'altra si mostrano singolarmente affini, intrecciando riflessioni e scritti, apparsi sulle pagine dei giornali dell'epoca, su una particolare tecnologia fotografica.
Il volume presenta un originale confronto tra i testi dei due scrittori, generando una straordinaria dialettica "a distanza", intorno all'ipnosi collettiva scaturita dalle immagini stereoscopiche; entrambi, pur su fronti opposti e con esperienze differenti, colgono la dimensione industriale della fotografia, la nascita del pubblico moderno, la potenza immaginaria delle icone riproducibili all'infinito, la convergenza tra economia, tecnica e consumi spettacolari.
In definitiva, prefigurano il destino sociale della fotografia, pronta a rinnovarsi in un contesto digitale fino alle soglie dei social media.
da: Franco Angeli Editore

Joan Fontcuberta -  "La (foto) camera di Pandora"

"Cosa resta, in questo momento di cambiamento, di quei valori che negli anni hanno permesso alla fotografia di modellare lo sguardo moderno e contribuire, in un certo modo, alla nostra felicità?
Travolta dalla tecnologia digitale, destituita delle sue funzioni essenziali, la fotografia è diventata ormai qualcosa di diverso da quanto per anni, potremmo dire per secoli, siamo stati abituati a pensare.
Joan Fontcuberta, fotografo, studioso e attento osservatore della contemporanea “società delle immagini”, in questo libro esamina quel che rimane, oggi, della fotografia. Fedele al principio che una fotografia vale più di mille bugie, Fontcuberta ci porta in un viaggio ironico ed erudito intorno a cosa sia la nuova fotografia (digitale) e ci spiega in che modo dobbiamo imparare a non temere, ma anzi assecondare, lo smarrimento fotografico che ci provoca. Riflessioni critiche ed evocazioni poetiche si alternano in questo libro intorno al valore di una nuova, postmoderna (foto)camera di Pandora. Una camera delle meraviglie che non si limita più a descrivere il nostro ambiente, ma vuole mettere in ordine e in chiaro i nostri sentimenti, la nostra memoria e la nostra vita. L’arte della luce aspira ora a diventare arte della lucidità."
© Contrasto  
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Maurizio G. De Bonis su Cultframe
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Joan Fontcuberta - "La (foto) camera di Pandora"

"Cosa resta, in questo momento di cambiamento, di quei valori che negli anni hanno permesso alla fotografia di modellare lo sguardo moderno e contribuire, in un certo modo, alla nostra felicità?
Travolta dalla tecnologia digitale, destituita delle sue funzioni essenziali, la fotografia è diventata ormai qualcosa di diverso da quanto per anni, potremmo dire per secoli, siamo stati abituati a pensare.
Joan Fontcuberta, fotografo, studioso e attento osservatore della contemporanea “società delle immagini”, in questo libro esamina quel che rimane, oggi, della fotografia. Fedele al principio che una fotografia vale più di mille bugie, Fontcuberta ci porta in un viaggio ironico ed erudito intorno a cosa sia la nuova fotografia (digitale) e ci spiega in che modo dobbiamo imparare a non temere, ma anzi assecondare, lo smarrimento fotografico che ci provoca. Riflessioni critiche ed evocazioni poetiche si alternano in questo libro intorno al valore di una nuova, postmoderna (foto)camera di Pandora. Una camera delle meraviglie che non si limita più a descrivere il nostro ambiente, ma vuole mettere in ordine e in chiaro i nostri sentimenti, la nostra memoria e la nostra vita. L’arte della luce aspira ora a diventare arte della lucidità."
© Contrasto

Maurizio G. De Bonis su Cultframe
Elio Grazioli -  "Ugo Mulas"

"Riconosciuto per consenso unanime come una figura storica della fotografia italiana. Ugo Mulas resta tuttavia un autore controverso. C'è chi ama esclusivamente il suo primo periodo, rubricabile sotto l'etichetta del neorealismo e del reportage, di cui resta famoso il mondo del milanese bar Jamaica: altri lo stigmatizzano come "il fotografo degli artisti" per la sua innovativa ritrattistica di figure e opere di artisti internazionali, il cui capolavoro è il libro sulla Pop art; altri ancora lo celebrano come l'autore delle Verifiche, traghettatore tra i primi della fotografia nell'ambito dell'arte e dell'arte "concettuale" in particolare.
Non solo: Mulas è stato anche grande fotografo di moda, di gioielli, di architettura, di teatro. Ma come si saldano i diversi aspetti della sua opera?
Questo libro, di fatto la prima ricostruzione sufficientemente completa del percorso di Ugo Mulas, offre alcune chiavi per afferrare una personalità tanto sfaccettata. Una figura morale dell'uomo Mulas e la ricerca della verità che sempre, in lui, si accompagna alla rappresentazione della realtà sono il filo conduttore del percorso realizzato, tra parole e immagini, da l'Ilio Grazioli, che restituisce la ricchezza di un avventura stroncata proprio quando avrebbe ripreso slancio per altri capolavori." - © Mondadori Editori
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Alessandra Ronetti su Cultframe
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Elio Grazioli - "Ugo Mulas"

"Riconosciuto per consenso unanime come una figura storica della fotografia italiana. Ugo Mulas resta tuttavia un autore controverso. C'è chi ama esclusivamente il suo primo periodo, rubricabile sotto l'etichetta del neorealismo e del reportage, di cui resta famoso il mondo del milanese bar Jamaica: altri lo stigmatizzano come "il fotografo degli artisti" per la sua innovativa ritrattistica di figure e opere di artisti internazionali, il cui capolavoro è il libro sulla Pop art; altri ancora lo celebrano come l'autore delle Verifiche, traghettatore tra i primi della fotografia nell'ambito dell'arte e dell'arte "concettuale" in particolare.
Non solo: Mulas è stato anche grande fotografo di moda, di gioielli, di architettura, di teatro. Ma come si saldano i diversi aspetti della sua opera?
Questo libro, di fatto la prima ricostruzione sufficientemente completa del percorso di Ugo Mulas, offre alcune chiavi per afferrare una personalità tanto sfaccettata. Una figura morale dell'uomo Mulas e la ricerca della verità che sempre, in lui, si accompagna alla rappresentazione della realtà sono il filo conduttore del percorso realizzato, tra parole e immagini, da l'Ilio Grazioli, che restituisce la ricchezza di un avventura stroncata proprio quando avrebbe ripreso slancio per altri capolavori." - © Mondadori Editori

Alessandra Ronetti su Cultframe
Roberto Cotroneo - "Lo sguardo rovesciato"

"Miliardi di foto postate e condivise sui social network, di macchine analogiche e digitali sempre più sofisticate ma anche sempre più superate da tablet e smartphone. Miliardi di immagini da cui nei prossimi anni saremo invasi, perché mai come oggi la fotografia accompagna ogni momento delle giornate di noi tutti: fotografi più o meno consapevoli, che, con il semplice gesto di estrarre dalla tasca il telefonino, abbiamo da qualche anno imparato a consegnare vite intere, ricordi e bellezza, a flussi di immagini archiviate (e spesso dimenticate) in una memoria esterna artificiale.
Immagini che crediamo eterne ma che sono, in realtà, molto più effimere e facilmente destinate all’oblio delle vecchie diapositive conservate in soffitta. Scatti che possiamo sì moltiplicare all’infinito ma che si riescono a visualizzare al meglio solo nelle ridottissime dimensioni della cornice di uno smartphone, dove i filtri di Instagram donano una patina di bellezza (e un’illusione di creatività) anche al più comune tramonto. Selfie che dimostrano fino a che punto la nuova fotografia dell’era digitale – l’iperfotografia – stia diventando sempre più specchio, e non finestra sul mondo. Perdendo per sempre la sua magia.
Ma che ne sarà della verità e della potenza della fotografia? Che ne sarà della sua particolarissima magia, che rivela e spiega, che denuncia e mette a nudo? Se lo chiede Roberto Cotroneo in questo saggio sulla fotografia e la sua storia che è al contempo un personalissimo memoir, in grado di evocare sulla pagina la magia stessa delle immagini fotografiche, tra ricordi personali e suggestioni letterarie, tra incontri con grandi maestri come Ferdinando Scianna e analisi, ispirate alla lezione di Susan Sontag e Roland Barthes, degli scatti più controversi del giornalismo d’inchiesta e della fotografia di moda.
Fino a svelare, in una prospettiva sempre illuminante e inattesa, le radici del cambiamento tecnologico degli ultimi decenni: una rivoluzione da interpretare anche, e soprattutto, come un cambiamento sociale che ha trasformato e sta trasformando nel profondo il nostro sguardo sul mondo. Uno sguardo che, secondo Cotroneo, proprio come se la fotografia fosse prigioniera di un eterno selfie, è ormai uno sguardo rovesciato."
© UTET
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Roberto Cotroneo - "Lo sguardo rovesciato"

"Miliardi di foto postate e condivise sui social network, di macchine analogiche e digitali sempre più sofisticate ma anche sempre più superate da tablet e smartphone. Miliardi di immagini da cui nei prossimi anni saremo invasi, perché mai come oggi la fotografia accompagna ogni momento delle giornate di noi tutti: fotografi più o meno consapevoli, che, con il semplice gesto di estrarre dalla tasca il telefonino, abbiamo da qualche anno imparato a consegnare vite intere, ricordi e bellezza, a flussi di immagini archiviate (e spesso dimenticate) in una memoria esterna artificiale.
Immagini che crediamo eterne ma che sono, in realtà, molto più effimere e facilmente destinate all’oblio delle vecchie diapositive conservate in soffitta. Scatti che possiamo sì moltiplicare all’infinito ma che si riescono a visualizzare al meglio solo nelle ridottissime dimensioni della cornice di uno smartphone, dove i filtri di Instagram donano una patina di bellezza (e un’illusione di creatività) anche al più comune tramonto. Selfie che dimostrano fino a che punto la nuova fotografia dell’era digitale – l’iperfotografia – stia diventando sempre più specchio, e non finestra sul mondo. Perdendo per sempre la sua magia.
Ma che ne sarà della verità e della potenza della fotografia? Che ne sarà della sua particolarissima magia, che rivela e spiega, che denuncia e mette a nudo? Se lo chiede Roberto Cotroneo in questo saggio sulla fotografia e la sua storia che è al contempo un personalissimo memoir, in grado di evocare sulla pagina la magia stessa delle immagini fotografiche, tra ricordi personali e suggestioni letterarie, tra incontri con grandi maestri come Ferdinando Scianna e analisi, ispirate alla lezione di Susan Sontag e Roland Barthes, degli scatti più controversi del giornalismo d’inchiesta e della fotografia di moda.
Fino a svelare, in una prospettiva sempre illuminante e inattesa, le radici del cambiamento tecnologico degli ultimi decenni: una rivoluzione da interpretare anche, e soprattutto, come un cambiamento sociale che ha trasformato e sta trasformando nel profondo il nostro sguardo sul mondo. Uno sguardo che, secondo Cotroneo, proprio come se la fotografia fosse prigioniera di un eterno selfie, è ormai uno sguardo rovesciato."
© UTET
Georges Perec -  "Tentativo di esaurimento di un luogo parigino"

"Ottobre 1974. Per tre giorni consecutivi Georges Perec siede ai tavolini dei caffè o sulle panchine in place Saint-Sulpice, 6° arrondissement, Parigi, e osserva la piazza in differenti momenti della giornata. Prende accuratamente nota di tutto quello che vede: persone, macchine, autobus, animali, nuvole, cose all’apparenza insignificanti ma che fanno la vita di una grande città. Le innumerevoli variazioni impercettibili del tempo, della luce, delle foglie, delle ombre e dei colori sono colte da uno sguardo unico e vibrante, uno sguardo che ci restituisce un testo magistrale, un classico." © Voland Ed.

Michele Smargiassi su Fotocrazia
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Georges Perec - "Tentativo di esaurimento di un luogo parigino"

"Ottobre 1974. Per tre giorni consecutivi Georges Perec siede ai tavolini dei caffè o sulle panchine in place Saint-Sulpice, 6° arrondissement, Parigi, e osserva la piazza in differenti momenti della giornata. Prende accuratamente nota di tutto quello che vede: persone, macchine, autobus, animali, nuvole, cose all’apparenza insignificanti ma che fanno la vita di una grande città. Le innumerevoli variazioni impercettibili del tempo, della luce, delle foglie, delle ombre e dei colori sono colte da uno sguardo unico e vibrante, uno sguardo che ci restituisce un testo magistrale, un classico." © Voland Ed.

Michele Smargiassi su Fotocrazia
Luigi Ghirri - "Lezioni di Fotografia"

​«Tutti i tipi di foto costituivano per Luigi un alfabeto, da Walker Evans (il suo fotografo preferito), al fantastico Eugène Atget, ad Andrè Kertész, ai personaggi di Nadar, agli innovatori Moholy-Nagy e Muybridge. 
A Reggio Emilia Luigi non insegnava la foto come arte separata dal resto, ma come appartenente a un alfabeto dove si collegano varie abitudini del vedere, e in cui riconosciamo un mondo abitabile». – Gianni Celati
da: Quodlibet
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Luigi Ghirri - "Lezioni di Fotografia"

​«Tutti i tipi di foto costituivano per Luigi un alfabeto, da Walker Evans (il suo fotografo preferito), al fantastico Eugène Atget, ad Andrè Kertész, ai personaggi di Nadar, agli innovatori Moholy-Nagy e Muybridge.
A Reggio Emilia Luigi non insegnava la foto come arte separata dal resto, ma come appartenente a un alfabeto dove si collegano varie abitudini del vedere, e in cui riconosciamo un mondo abitabile». – Gianni Celati
da: Quodlibet

Simona Guerra - "Fotografia Consapevole"

"...la Fotografia Consapevole™ può aiutarci a superare l’idea della fotografia come mero esercizio di stile o passatempo per intraprendere un rapporto più strutturato e profondo con le immagini e gli scritti che produciamo e con cui veniamo a contatto; per coltivare uno stile più personale; per realizzare progetti composti da testi e fotografie; per verificare in prima persona come la fotografia - e la fotografia congiunta alla scrittura - siano valide armi di difesa e straordinari strumenti in grado di illuminare il nostro cammino."
"Questo percorso è consigliato sia ai fotografi che agli amanti della scrittura ed è indicato indistintamente sia a chi già fotografa e vuole arricchire le sue conoscenze e il suo lavoro con le parole, sia a chi proviene dal mondo della scrittura e vuole scoprire come le immagini possano essere una inesauribile fonte di creazione. Più in generale è rivolto a chi riconosce fotografia&scrittura come mezzi congeniali all’espressione di sé (infatti per seguire questo percorso non è necessario avere conoscenze tecniche pregresse sulla fotografia o sulla scrittura); agli operatori impegnati in ambito didattico o sociale e della relazione d’aiuto, interessati a nuovi stimoli artistici da riportare ed adattare alle proprie attività e in special modo nella scuola; a psicoterapeuti, psicologi ed arteterapeuti che vogliano saperne di più sulle peculiarità di queste forme artistiche, sempre più spesso utilizzate in veste di mediatori anche in ambito psicologico." - © Simona Guerra
                                                                                       Sito di Simona Guerra[font1][/font1]
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Simona Guerra - "Fotografia Consapevole"

"...la Fotografia Consapevole™ può aiutarci a superare l’idea della fotografia come mero esercizio di stile o passatempo per intraprendere un rapporto più strutturato e profondo con le immagini e gli scritti che produciamo e con cui veniamo a contatto; per coltivare uno stile più personale; per realizzare progetti composti da testi e fotografie; per verificare in prima persona come la fotografia - e la fotografia congiunta alla scrittura - siano valide armi di difesa e straordinari strumenti in grado di illuminare il nostro cammino."
"Questo percorso è consigliato sia ai fotografi che agli amanti della scrittura ed è indicato indistintamente sia a chi già fotografa e vuole arricchire le sue conoscenze e il suo lavoro con le parole, sia a chi proviene dal mondo della scrittura e vuole scoprire come le immagini possano essere una inesauribile fonte di creazione. Più in generale è rivolto a chi riconosce fotografia&scrittura come mezzi congeniali all’espressione di sé (infatti per seguire questo percorso non è necessario avere conoscenze tecniche pregresse sulla fotografia o sulla scrittura); agli operatori impegnati in ambito didattico o sociale e della relazione d’aiuto, interessati a nuovi stimoli artistici da riportare ed adattare alle proprie attività e in special modo nella scuola; a psicoterapeuti, psicologi ed arteterapeuti che vogliano saperne di più sulle peculiarità di queste forme artistiche, sempre più spesso utilizzate in veste di mediatori anche in ambito psicologico." - © Simona Guerra
Sito di Simona Guerra[font1]
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Gisèle Freund - "Fotografia e società"​

"Attraverso un’analisi della cultura fotografica francese dal XIX secolo agli anni 70 del XX secolo, l’autrice mette in luce l’interdipendenza tra espressioni artistiche e società, ricostruisce le fasi principali della radicale trasformazione della visione del mondo prodotta dalle tecniche dell’immagine fotografica, ed evidenzia la funzione che essa ha esercitato ai suoi esordi nell’evoluzione del ritratto individuale, e poi in quella del ritratto collettivo.
Dedicando particolare attenzione al mondo borghese dell’Ottocento, la Freund analizza, nell’ottica di Walter Benjamin e della Scuola di Francoforte, il rapporto del sistema affettivo ed estetico con la produzione e la riproduzione meccanica, rispetto all’autentica venerazione per opere considerate uniche, in cui erano cresciute le generazioni precedenti."
© Giulio Einaudi Ed.
Maurizio G. De Bonis su Cultframe
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Gisèle Freund - "Fotografia e società"​

"Attraverso un’analisi della cultura fotografica francese dal XIX secolo agli anni 70 del XX secolo, l’autrice mette in luce l’interdipendenza tra espressioni artistiche e società, ricostruisce le fasi principali della radicale trasformazione della visione del mondo prodotta dalle tecniche dell’immagine fotografica, ed evidenzia la funzione che essa ha esercitato ai suoi esordi nell’evoluzione del ritratto individuale, e poi in quella del ritratto collettivo.
Dedicando particolare attenzione al mondo borghese dell’Ottocento, la Freund analizza, nell’ottica di Walter Benjamin e della Scuola di Francoforte, il rapporto del sistema affettivo ed estetico con la produzione e la riproduzione meccanica, rispetto all’autentica venerazione per opere considerate uniche, in cui erano cresciute le generazioni precedenti."
© Giulio Einaudi Ed.
Maurizio G. De Bonis su Cultframe
Paul Egen Zanker - "Augusto ed il potere delle immagini"

"Intrecciando storia, archeologia, filologia e analisi delle opere d’arte e letterarie, Zanker ricostruisce qui il progetto dell’imperatore Augusto con un geniale uso propagandistico di immagini e simboli, di restituire un’identità politica e morale ai romani, dopo la crisi dell’età tardo repubblicana.
Egli mostra "come un mutamento del sistema politico possa condurre allo sviluppo di un nuovo linguaggio visivo, che riflette e nello stesso tempo condiziona in modo essenziale l’evoluzione della mentalità"; e come il successo di questo programma di rinnovamento augusteo e il frutto di perfetto sistema di propaganda: "Le immagini dei poeti e degli artisti parlano di un mondo felice, in cui un grande sovrano governa in pace un impero universale. E come dimostra non da ultimo la pubblicità, che continua a utilizzarle, alcune di queste immagini conservano ancora intatto il proprio potere di suggestione".
© Bollati Boringhieri
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Paul Egen Zanker - "Augusto ed il potere delle immagini"

"Intrecciando storia, archeologia, filologia e analisi delle opere d’arte e letterarie, Zanker ricostruisce qui il progetto dell’imperatore Augusto con un geniale uso propagandistico di immagini e simboli, di restituire un’identità politica e morale ai romani, dopo la crisi dell’età tardo repubblicana.
Egli mostra "come un mutamento del sistema politico possa condurre allo sviluppo di un nuovo linguaggio visivo, che riflette e nello stesso tempo condiziona in modo essenziale l’evoluzione della mentalità"; e come il successo di questo programma di rinnovamento augusteo e il frutto di perfetto sistema di propaganda: "Le immagini dei poeti e degli artisti parlano di un mondo felice, in cui un grande sovrano governa in pace un impero universale. E come dimostra non da ultimo la pubblicità, che continua a utilizzarle, alcune di queste immagini conservano ancora intatto il proprio potere di suggestione".
© Bollati Boringhieri
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