pasquale aiello
foto e progetti
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MAAM - MUSEO DELL'ALTRO E DELL'ALTROVE (2015)

Difficile descrivere in poche righe il “luogo M.A.A.M.”
Per arrivarci bisogna percorrere la Via Prenestina, oltrepassare Tor Sapienza e, al n. 935, sulla sinistra,
avvicinarsi ad un ex sito industriale pieno di insospettabili sorprese…appena varcato il suo grande
cancello.
Nella memoria di chi conosce questi luoghi, l’area era identificata con il vecchio salumificio Fiorucci e
da quel cancello entravano ed uscivano, diversi anni fa, camion frigorifero. Probabilmente l’area,
se non era destinata al completo degrado ed abbandono, sarebbe diventata
appetibile per molteplici speculazioni private o per la creazione dell’ennesimo centro commerciale.
Oggi, su quel cancello, sono appese delle cassette postali da cui fuoriescono fogli, pubblicità e
corrispondenza, segno evidente e testimonianza di un diverso uso dell’area, oggi occupata ed abitata:
situazione, quest’ultima, apparentemente non diversa da molte altre che si possono osservare nella
nostra città. La particolarità è costituita da un insieme di circostanze.

Dopo l’occupazione del 2009, grazie a Giorgio de Finis (antropologo, filmmaker, artista, scrittore,
giornalista e….molto altro) nel 2012 nasce l’idea del “Museo dell’altro e dell’altrove – Metropoliz” che
si sviluppa con la creazione di un museo coniugato alla ristrutturazione abitativa dell’area in cui le opere
di molti artisti italiani ed internazionali (Pistoletto tra questi) convivono ed interagiscono con gli
abitanti, gli spazi sociali, le attività pubbliche del MAAM, in una totale simbiosi.

Le opere sono collocate in tutti gli spazi dell’ex fabbrica. Gli abitanti di Metropoliz le ospitano anche
nelle aree abitate creando un elevato grado di straniamento nel momento in cui il visitatore,
assolutamente libero di circolare ed interagire, decide di conoscerle, guardarle e, come abbiamo fatto
noi, fotografarle. Un’esperienza che permette di operare con le immagini mentre attorno a te i bambini
corrono, gli adulti tornano dalla spesa, qualche facoltà universitaria organizza un dibattito, una
televisione estera accende i suoi fari sul giornalista di turno, normali cittadini (c’era una visita guidata del
F.A.I. - Fondo Ambiente Italiano) visitano le opere oppure, nella grande sala riunioni, sta per essere
presentato un libro.

Il Museo e Metropoliz diventano così un oggetto di arte relazionale, un contro-dispositivo (auto
organizzato) e pubblico che difende le opere al suo interno e si sente da queste difeso a sua volta. Più
cresce l’oggetto artistico a livello nazionale ed internazionale, maggiore è la sicurezza/stabilità di chi lo
abita.
Possiamo dire che, dopo tanti anni di progetti fotografici realizzati in aree di archeologia industriale, di
fotografia sociale e di ricerche sui nuovi modi di esprimere l’arte, questa è stata la prima volta che
abbiamo fotografato in un museo…abitato.

La scelta di fotografare in un luogo dove sono presenti opere di autori/artisti che utilizzano le arti
plastiche oppure il disegno non è la più semplice poiché, il meno che possa accadere, è che l’osservatore
delle fotografie sostituisca, nella sua visione e assimilazione percettiva dell’immagine, alla fotografia
stessa, l’opera ritratta, valutando questa e non quella.

In poche parole, il rischio è che la fotografia passi in secondo piano ed emerga solo l’opera fotografata.
Ovviamente documentare o catalogare i disegni, i murales e le istallazioni può essere una scelta.
Noi abbiamo preferito utilizzare l’incredibile massa di stimoli visivi presente per segnalare alcune nostre
impressioni, fornendo una nostra interpretazione tra le tante (con la luce, l’inquadratura, la
composizione) degli spazi presenti nell’area, evidenziando le opere ma inserendole nel contesto che le
contiene. Scegliere delle chiavi di lettura.

Sguardi come “specchio dell’anima del luogo” che osservano ma non giudicano, fessure, piccoli squarci
su ulteriori spazi dove appaiono situazioni, sguardi negati, prospettive disegnate da lettere, battaglie che
non vogliamo conoscere ma che sono dietro la porta. Non ci sono persone, almeno non in maniera diretta. E non ci sono moltissime altre cose.
Sarebbe stato difficile raccontare “tutto” in così poco spazio ma, soprattutto, sarebbe stato come
raccontare un film a chi ancora non l’ha visto. Meglio invitarlo a vederlo direttamente ed a fornirci,
successivamente, le sue sensazioni ed impressioni.

Pasquale Aiello Antonio De Carolis
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https://www.pasqualeaiello.it/maam_museo_dell_altro_e_dell_altrove_2015-p19243
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